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25 Aprile 2011

. domenica 24 aprile 2011
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Il Circolo P.D. di Galliate sulla Resistenza

. lunedì 3 maggio 2010
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Il Circolo di Galliate del Partito Democratico deplora l’iniziativa del Sindaco di Galliate che, durante la serata meritoriamente indetta per il 24 aprile dall’Associazione Verde Azzurra e dallo stesso Comune, in collaborazione con le associa¬zioni d'arma presenti sul ter¬ritorio, ha “riconosciuto pari diritto e piena dignità […] a tutti coloro che si sono battuti per opposti ideali ed hanno perso la vita…” durante le vicende belliche.

In un clima di strisciante revisionismo storico si invoca da più parti la “buona fede” di chi combatteva da una parte e dall'altra e si chiede rispetto per tutte le vittime della violenza per arrivare ad una memoria condivisa che non laceri la società italiana. Si tratta a nostro avviso di un vergognoso tentativo di riabilitare la memoria di coloro che, dal ’43 al ’45, collaborarono con le forze di occupazione nazista, rendendosi spietati complici e feroci esecutori materiali di discriminazioni, torture ed uccisioni di altri italiani, colpevoli solo di essere ebrei o rom, di avere idee politiche diverse, di combattere per la libertà del proprio popolo e del proprio territorio.

E’ dalla Resistenza che è nata la Costituzione. Nella comune volontà di superare più di un ventennio di dittatura e nel ricordo di tutti i caduti per la Libertà, dei 46.187 caduti partigiani e degli oltre 40.000 deportati, militari e civili, torturati, fucilati e impiccati, così come il rispetto che si deve ai soldati italiani internati in Germania che non vollero ritornare in Italia a combattere per la Repubblica Sociale di Salò, subendo di conseguenza i campi di concentramento tedeschi.

È per questo inaccettabile porre sullo stesso piano, fascisti e antifascisti, partigiani e repubblichini e dare pari dignità come belligeranti, sia ai partigiani che combattevano per la Libertà, che ai fascisti della Repubblica di Salò che difendevano con le unghie e con i denti l'esanime dittatura di Mussolini. Nei confronti di questi ultimi esprimiamo un senso di profonda pietà, ma non possiamo assolutamente porre sullo stesso piano vittime e carnefici: un'operazione antistorica che non deve realizzarsi pena la rinuncia a credere negli ideali di libertà che proprio la lotta antifascista ha inserito nella Costituzione repubblicana.

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25 aprile 2008 – 63° Anniversario della Liberazione

. domenica 4 maggio 2008
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Un Salone del Castello gremito e tanta gente anche al successivo corteo a rendere omaggio al monumento alla Resistenza ed a quello ai Caduti. Sentita e partecipata, anche quest’anno, la commemorazione del 25 aprile. La cerimonia si è aperta con l’esibizione del coro dei bimbi della scuola elementare che, sotto guidati con sicurezza da Susi Soncin, hanno intonato “Bella ciao” e “La guerra di Piero”. A seguire, come consuetudine, il Coro Polifonico Santa Cecilia, guidato dal maestro Paolo Beretta, con la proposizione di “0 Signore dal tetto natio” di Verdi, del coro dal secondo atto della Tosca e del coro dall’Ernani, sempre di Verdi. Tre brani, il cui comune denominatore, così ha sottolineato il direttore del coro, è rappresentato dal “… profondo anelito alla libertà”. A seguire, piccoli e grandi, uniti, per l’Inno di Mameli.



E sui valori della libertà e della democrazia si è centrato anche il discorso del Sindaco Boccara. “Il 25 Aprile è la festa degli italiani perché si celebra la sconfitta della dittatura nazi-fascista e segna l’inizio del cammino che avrebbe portato l’Italia fuori dalla dittatura” Celebrare il 25 Aprile, ha proseguito il Sindaco “… significa ricordare il sacrificio di tante persone, provenienti da culture politiche diverse, cattolici e non, profondamente motivate dagli ideali di democrazia, uguaglianza e libertà. A loro la nostra riconoscenza, così come a coloro che ne continuarono l’opera scrivendo la Carta Costituzionale che contiene i principi fondamentali del ripudio delle guerre e del razzismo.” E’ un periodo questo, ha sottolineato preoccupato Boccara, “… in cui si corre il rischio che dopo più di 60 anni risorgano nuove violenze, nuove forme di prepotenza, una lotta senza rispetto tra le compagini politiche. E’ questo il clima – ha argomentato il Sindaco – in cui la lotta partigiana e per la Liberazione è fatta oggetto di tentativi di delegittimazione”. Per queste ragioni, il Sindaco ha fermamente sostenuto come sia "… fondamentale che i giovani conoscano la storia, perché, come ha sottolineato anche il Presidente Napolitano, il futuro dell’Italia e nelle loro mani ed e importante che sappiano quanto è accaduto in quegli anni, affinché gli errori e gli orrori della storia non abbiano a ripetersi. Sono nove anni che partecipo a questa celebrazione e il prossimo anno sarà l’ultimo.. “, così ha concluso il Sindaco, “… ma non mi stancherò mai di dire viva la resistenza, viva l’Italia libera, viva la democrazia”.

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La resistenza salvò l'Italia

. domenica 27 aprile 2008
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Pubblichiamo ampi brani dell’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della celebrazione della Festa della Liberazione a Genova




[…] Sappiamo quel che significa per l’Italia la data del 25 aprile: essa segna la liberazione piena del paese dalla dittatura e dall’occupazione straniera, la riconquista su tutto il territorio nazionale di una condizione di libertà e d’indipendenza. Ma dobbiamo ogni volta sentirci impegnati a [...] ripercorrere nella sua complessità, l’esperienza vissuta nel drammatico periodo in cui "l’Italia era tagliata in due": esperienza tradottasi in una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico. Questo fu la Resistenza, dai primi giorni seguiti alla firma dell’armistizio e al crollo dell’8 settembre 1943 fino ai gloriosi momenti conclusivi della liberazione delle nostre città e della nostra terra. Ed essa non può perciò appartenere solo a una parte della nazione, ma deve porsi al centro di uno sforzo volto a «ricomporre, in spirito di verità» - come dissi nel mio primo messaggio al Parlamento - «la storia della nostra Repubblica». Dobbiamo giungere sempre più decisamente a questa condivisione, a questo comune sentire storico. E credo che in tal senso si siano compiuti nel corso degli anni – da una celebrazione all’altra del 25 aprile - importanti passi avanti.

[...] Ho un anno fa celebrato il 25 aprile a Cefalonia, per rendere commosso omaggio all’eroismo e al martirio delle migliaia di militari italiani,che in quell’isola greca trasformata in roccaforte, scelsero di battersi in spirito di fedeltà alla patria italiana, caddero in combattimento, furono barbaramente trucidati dopo la sconfitta e la resa - soldati, ufficiali, generale Comandante - o portati alla morte in mare, o deportati in Germania. E ho attribuito un significato speciale al ricordo di quella tragedia, successiva all’8 settembre 1943, che resta la più terribile espressione della rabbia e della ferocia nazista dinanzi alla volontà di riscatto nazionale degli italiani costretti a una innaturale e servile alleanza. Un significato speciale, dicevo, nel senso dell’impegno a cogliere e porre in primo piano una componente della Resistenza che fino a tempi recenti non è stata abbastanza valorizzata. Parlo del contributo dei militari. Sappiamo tutti quale apporto essenziale venne dalle formazioni partigiane,nelle montagne e nelle città, e da molteplici forme di solidarietà popolare, che si espresse tra l’altro nell’appoggio spontaneo ai giovani che si rifiutavano di subire la chiamata alle armi con la repubblica di Salò, agli ebrei che cercavano di sfuggire a un destino di morte, e anche a molti militari alleati fuggiti dai campi di prigionia che spesso si univano alle unità dei combattenti della libertà.

Ma molto importante fu il concorso dei militari, chiamati a repentine, durissime prove all’indomani dell’armistizio, degli ufficiali e dei soldati che si unirono ai partigiani rafforzandone la capacità di combattimento e infine delle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione. E grande significato ebbe anche la resistenza di centinaia di migliaia di militari italiani internati in Germania nei campi di concentramento, che respinsero, in schiacciante maggioranza, l’invito a tornare in Italia aderendo al regime repubblichino.

[...] Le ragioni, le molle della ribellione e della lotta di tanti nostri militari vanno ricercate senza retorica, se non in una coscienza politica già pienamente maturata, piuttosto nel senso dell’onore e della dignità nazionale e personale, e in un impulso di solidarietà umana e di corpo tra gli appartenenti a reparti militari sottoposti a dure prove comuni.

Più in generale, ci fu solo nel tempo una saldatura tra i giovani e i giovanissimi che ingrossarono le fila della Resistenza e il patrimonio ideale e politico degli uomini dell’antifascismo. Fu decisiva, e abbracciò tutti, la riscoperta, la riconquista di un senso
sicuro della patria. La descrisse così una scrittrice sensibile come Natalia Ginzburg: «Le parole patria e Italia ci apparvero d’un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta. Eravamo lì per difendere la patria, le strade e le piazze delle nostre città, i nostri cari e la nostra infanzia, e tutta la gente che passava». In quella guerra patriottica, e nella difesa dell’Italia anche nelle sue strutture materiali e nelle sue possibilità di futuro, si univano naturalmente partigiani e militari fedeli ai loro doveri nazionali.

[...] Non c’è bisogno di ricordare come la sera del 25 aprile 1945, a conclusione dell’incontro svoltosi sotto gli auspici del Cardinale Arcivescovo e nella sua ospitale abitazione, il generale Meinhold avesse firmato la resa tedesca nelle mani dei rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale, presieduto da Remo Scappini. Fu quello un fatto senza eguali, che rimane un grande segno di distinzione e di onore per la Resistenza genovese. «Per la prima volta nella storia di questa guerra» - si lesse nell’appello del CNL per la Liguria - «un corpo d’esercito si è arreso dinanzi a un popolo». Parole restate sempre care, come ci hanno infine detto anche le sue Memorie, a un protagonista dell’insurrezione di Genova, Paolo Emilio Taviani [...].

Tuttavia, anche dopo la firma della resa da parte del generale Meinhold, permaneva il rischio del piano di distruzione dei porti di Genova, Trieste e Fiume, il cosiddetto "piano Z" da tempo predisposto dai Comandi tedeschi. Poi, anche l’ufficiale nazista più determinato a far saltare il porto di Genova fu costretto ad arrendersi ai partigiani. Quel che mi preme mettere in luce è l’impegno (...) dei rappresentanti della Marina militare italiana presso l’organizzazione partigiana, il più importante dei quali, il capitano di fregata Kulczycki già comandante in seconda a bordo della corazzata Cavour, aveva dato vita a un organismo, il Vai, che riuniva tutte le forze patriottiche a carattere militare e apolitico, cadendo poi, a Genova, nella mani delle SS e venendo fucilato nel campo di Fossoli. Il nome di questi nostri eroici militari è segnato nell’Albo d’oro della Resistenza.

[...] Questi sono fatti, non retorica, non mito. Vedete, c’è stato in tempi recenti un gran parlare dell’esigenza di "smitizzare" la Resistenza. Ora, è giusto - proprio per rendere più credibile la valorizzazione della Resistenza - non tacere i suoi limiti, sia o no accettabile che la si presenti come realtà ed esperienza "minoritaria"; ma bisogna ben distinguere quel che è cresciuto come "mito" sulla base di un’analisi oggettiva, al di là della grande onda emotiva della liberazione, e quello che è stato tutt’altro. E a questo proposito vorrei dire che in realtà c’è stato solo un mito privo di fondamento storico reale e usato in modo fuorviante e nefasto: quello della cosiddetta "Resistenza tradita", che è servito ad avvalorare posizioni ideologiche e strategie pseudo-rivoluzionarie di rifiuto e rottura dell’ordine democratico-costituzionale scaturito proprio dai valori e dall’impulso della Resistenza. All’inizio dello scorso decennio, è apparso un saggio storico di non comune impegno e profondità, dovuto a Claudio Pavone, nel quale si sono messi in evidenza i diversi volti della Resistenza, e in particolare, accanto a quello di una guerra patriottica, quello di una "guerra civile". Tale profilo è stato a lungo negato, o
considerato con ostilità e reticenza, da parte delle correnti antifasciste. Ma se ne può dare - Pavone lo ha dimostrato - un’analisi ponderata, che non significhi in alcun modo "confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna o di assoluzione". E questo vale anche per i fenomeni di violenza che caratterizzarono in tutto il suo corso la guerra anti-partigiana e da cui non fu indenne la Resistenza, specie alla vigilia e all’indomani della Liberazione. Le ombre della Resistenza non vanno occultate,ma guai a indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni; anche se a nessun caduto, e ai famigliari che ne hanno sofferto la perdita, si può negare sul piano umano un rispetto maturato col tempo. Insomma, è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, "smitizzare" quel che c’è da "smitizzare"ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell’indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana.

E a cui dobbiamo anche il contesto di rispetto della nostra sovranità entro il quale fu elaborata la Costituzione repubblicana. Si guardi alla sorte che toccò ai due paesi che rimasero fino alla sconfitta totale coinvolti nella guerra voluta da Hitler, nell’alleanza guidata dalla Germania nazista. Il percorso di definizione di nuovi assetti istituzionali e costituzionali in Germania fu pesantemente condizionato dalla divisione del paese in due zone di occupazione e di influenza. Quel percorso fu affidato, nella zona occidentale, dai governatori militari delle potenze occupanti ai governi dei Länder, e la nuova "Legge fondamentale" fu approvata da un ristretto e provvisorio Consiglio Parlamentare solo nel maggio del 1949. In Giappone, la revisione costituzionale ebbe per base un progetto ispirato dal generale americano MacArthur.

[...] In Italia, il progetto di nuova Costituzione democratica venne invece elaborato dall’Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale, fu discusso in piena libertà e autonomia di pensiero e approvato a stragrande maggioranza il 22 dicembre1947. È difficile immaginare quale sarebbe stato il percorso, se l’Italia non avesse trovato in sé la forza per affrancarsi dall’alleanza con la Germania nazista e per prendere il suo posto, grazie al contributo delle sue nuove Forze Armate e della Resistenza, come co-belligerante nell’alleanza antifascista accanto alle formazioni occidentali
che combatterono duramente per liberare il nostro paese. Le idealità e le aspirazioni dei nostri combattenti per la libertà poterono così tradursi in un essenziale quadro di riferimento per l’elaborazione della Carta costituzionale
nell’Italia divenuta Repubblica per volontà di popolo.

Quelle aspirazioni appaiono pienamente recepite nella limpida sintesi dei "Principi fondamentali" della Costituzione repubblicana e nell’insieme dei suoi indirizzi e
precetti. Ricordiamo i primi dodici articoli della Carta. Diritti inviolabili dell’uomo e doveri inderogabili di solidarietà; uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso,di razza, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; diritto al lavoro; unità e indivisibilità della Repubblica; ripudio della guerra e impegno a promuovere e favorire le organizzazioni internazionali che mirano ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni - ebbene, non è precisamente questa l’Italia libera, più giusta, aperta al mondo,che i combattenti per la Resistenza sognavano? Sì, possiamo con buoni motivi dire che il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, vive nella Costituzione : in quella Costituzione in cui possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-45, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti. La Carta costituzionale - di cui stiamo celebrando il sessantesimo anniversario – costituisce infatti la base del nostro vivere comune e della nostra rinnovata identità nazionale. «Nessuna delle forze politiche oggi in campo – desidero ribadire quel che ho detto dinanzi al Parlamento – può rivendicarne in esclusiva l’eredità». È
un patrimonio che appartiene a tutti e vincola tutti.

Naturalmente, la Costituzione poteva solo offrire la trama della nuova Italia sperata e invocata a mano a mano che progrediva la guerra di Liberazione, e all’indomani della sua conclusione. Non ne nascevano già definiti nella loro concretezza la società e lo Stato corrispondenti al dettato costituzionale. Dare attuazione a quei principi ha richiesto e richiede un impegno civile, culturale e politico, che non si dà una volta per tutte, che va sempre rinnovato e fatto rivivere, con l’apporto essenziale delle nuove generazioni. Impegno ed apporto, che possono essere sollecitati dal sempre più significativo collocarsi della nostra Carta e del nostro patrimonio costituzionale nel grande quadro del processo di costruzione dell’Europa unita. Contano nella nostra Carta - a sessant’anni dalla sua entrata in vigore – non solo i principi, i diritti e i doveri, ma le istituzioni. Queste sono certamente perfettibili e riformabili rispetto al disegno che ne fu definito nel 1946-47, ma esse costituiscono, nell’essenziale, pilastri insostituibili dello Stato di diritto e della democrazia repubblicana: il Parlamento, in cui si esprime la sovranità popolare; le Regioni e gli enti locali; la magistratura come ordine autonomo e indipendente; gli istituti di garanzia costituzionale. Alla vitalità di queste istituzioni è ugualmente affidato il retaggio della Resistenza [...]. In questo spirito celebriamo oggi congiuntamente l’anniversario del 25 aprile e quello della Costituzione e delle istituzioni repubblicane, cui va il rispetto non formale ma effettivo e coerente degli italiani di ogni parte politica per garantire un degno avvenire democratico al nostro Paese.

(da L’Unità del 26/04/2008)

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Siamo i ribelli

. venerdì 25 aprile 2008
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Ripercorrere la Resistenza attraverso alcune canzoni o la breve lettura di libri e poesie è un modo per mantenere viva la memoria su una parte di storia che è alla base della nostra democrazia. Raccontare con parole e musica il ricordo di quegli anni è un sentito omaggio a quegli uomini e quelle donne che hanno sacrificato il proprio tempo in nome della libertà.



Così presentiamo il nostro spettacolo e così ci siamo attrezzati, prendendo in prestito quelle parole e quella musica, per percorrere una strada nella tradizione accompagnata dalla nostra storia musicale. La nostra esperienza ha le radici nel rock'n'roll nel folk d'autore di Woody Guthrie, Dylan, Springsteen, Earle e in band come Creedence e Clash

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25 aprile 2008 – 63° anniversario della Liberazione

. giovedì 24 aprile 2008
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Il 25 aprile è e deve continuare ad essere la festa di tutti gli italiani. Una festa che ricorda il giorno in cui l’Italia venne liberata dall’oppressione nazi-fascista e fu restituita a tutti i cittadini la libertà.





Vi è chi sostiene che occorre ridimensionare il valore del 25 aprile sostenendo che si tratta di un ricordo desueto, sbiadito, privo di significato. Gli eventi storici che portarono alla Resistenza non possono essere né revisionati, né ridimensionati. Dopo l’ignominiosa fuga del re e di Badoglio da Roma, gli italiani e le forze armate italiane furono abbandonate a se stesse e il nostro paese venne militarmente occupato dai soldati di Hitler. Furono in molti allora a ribellarsi a questa occupazione diventando partigiani, combattenti per liberare la Patria dallo straniero. Si trovarono fianco a fianco comunisti, socialisti, cattolici, liberali, uomini del partito d’azione, ufficiali dell’esercito, graduati, soldati, senza partito, reduci dai vari fronti. Non si trattò di una guerra civile, e se lo fu in parte questo avvenne come conseguenza dell’intervento dei fascisti che, dopo la creazione della Repubblica di Salò, affiancarono entusiasticamente i nazisti nella realizzazione di innumerevoli stragi contro la popolazione inerme.

La Resistenza segnò una pagina gloriosa della nostra storia. Grazie alla lotta dei partigiani l’Italia si riscattò dalle colpe del fascismo e riacquistò la sua dignità di nazione. Dalla lotta di Liberazione nacque il nuovo Stato democratico, le cui regole furono sancite dalla Costituzione, alla cui stesura contribuirono tutti i rappresentanti delle diverse volontà popolari.

Ricordare il momento in cui l’Italia ha vinto la battaglia per riconquistare la libertà è uno dei modi di difenderla e preservarla in quanto essa non è un dato acquisito, ma una conquista da realizzare giorno per giorno affinché nessuno possa esserne privato.

Questo è il 25 aprile. E per questo invito tutti a partecipare alle manifestazione promossa dall’Amministrazione Comunale che avrà luogo domani, 25 aprile, alle ore 10.00, presso la Sala Ottocentesca del Castello Visconteo – Sforzesco con il seguente programma.

⋅ Ore 10.00 Ritrovo presso la Sala Ottocentesca del Castello Visconteo – Sforzesco
⋅ Ore 10.15 Intervento del Sindaco

Seguirà l’esecuzione di brani musicali da parte del Coro Polifonico “S. Cecilia” di Galliate, intervallati da canti degli alunni delle classi 5^ dell’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” di Galliate.

⋅ Ore 11.00 Corteo commemorativo al Monumento ai Caduti.

⋅ Ore 11.30 Celebrazione della S. Messa presso la Chiesa del Cimitero.
Intervento del Sindaco.


Marco Nicolotti
Coordinatore Circolo PD di Galliate

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Testimoni di libertà a Galliate

. lunedì 21 aprile 2008
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Domenica 20 aprile si è svolta presso la sala consigliare del Castello il convegno di presentazione del secondo volume dell’opera "Le radici della democrazia", dal titolo "Tra storia e Memoria", che fa da seguito e completamento al primo volume, "Tra cronaca e storia", edito in collaborazione con il Comune di Galliate un anno fa.




La dinamica della conferenza ha visto succedersi, dopo gli interventi introduttivi dei “padroni di casa”, il sindaco Arturo Boccara e l’Assessore alla Cultura Wilma Montano, quelli degli ospiti relatori presenti e dei due autori, Lorenzo Borelli e Roberto Cardano, nonché quelli degli studenti che hanno collaborato alla ricerca e all’elaborazione del materiale necessario per la stesura del libro.
Sono intervenuti Paola Turchelli, Vicepresidente e Assessore Pol. Educative della Provincia di Novara, Claudio Vercelli, dell’Istituto di studi storici “G.Salvemini” di Torino, i quali hanno sottolineato l’importanza dell’ambito novarese ed ossolano nella storia partigiana del nord ovest italiano, la Senatrice Lidia Brisca Menapace, politica e saggista novarese, testimone diretta degli avvenimenti del tempo, che insieme e Guido de Carli, Presidente Raggruppamento “Alfredo di Dio”, ha reso le tematiche molto più vive e vicine ai nostri giorni.
Proprio de Carli ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria e di alimentare l’interesse dei giovani nel ricordo di come la democrazia si sia realizzata nel nostro paese, e cioè con il sacrificio di giovani che hanno rinunciato alla loro spensieratezza ed ai loro sogni per ridare a tutti la libertà.
Il suo ringraziamento e la sua soddisfazione per la realizzazione dell’opera è andato ovviamente ai due autori ma in principal modo ai sei ragazzi che hanno contribuito: Elena Airoldi, Giulia Borelli, Andrea Cantone, Valeria Mantellino, Giulia Mentasti, Vanessa Mucchietto, cinque dei quali di Galliate e una di Novara.
Dopo gli interventi dei due autori, il primo, di Cardano, centrato più sull’aspetto organizzativo e descrittivo dell’opera, il secondo, di Borelli, più su quello umano e sui ringraziamenti, gli studenti hanno continuato leggendo alcune lettere dei partigiani galliatesi per loro più toccanti e significative, sottolineando quali aspetti li avevano maggiormente colpiti nel rivivere, a più di sessant’anni di distanza, le emozioni di quei loro coetanei.
Il convegno si è concluso con gli interventi di due ex partigiani, Dante Mena e Sergio Cerri, con i loro racconti ed aneddoti, sicuramente toccanti e se si vuole simpatici, vissuti in prima persona in quell’epoca di dittatura militare e morale.
Da sottolineare la grande partecipazione di pubblico all’evento, un pubblico di tutte le età, a dimostrazione e nella speranza che la difesa della democrazia e degli ideali di libertà che hanno portato alla caduta del fascismo potranno sempre essere un forte filo conduttore tra le diverse generazioni.
E’ doveroso in conclusione fare i migliori auguri agli autori per la stesura di un terzo volume, che vada ad essere il giusto compimento all’intera opera, ed all’Amministrazione Comunale galliatese, che sappia sempre valutare come meritano tematiche di questo genere.


Francesco

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Le Radici della Democrazia

. venerdì 18 aprile 2008
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Domenica 20 aprile 2008 alle ore 10.00, presso la Sala ottocentesca del Castello Visconteo Sforzesco di Galliate avrà luogo la presentazione del secondo volume Le Radici della Democrazia. Testimoni di Libertà e ricordi degli anni di guerra a Galliate.

La presentazione del volume sarà preceduta dai saluti del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Galliate, Arturo Boccara e Wilma Montano, dal Vicepresidente e Assessore alle Politiche Educative della Provincia di Novara, Paola Turchelli, dell’Istituto Storico della Resistenza "P. Fornara" di Novara, Mauro Begozzi e Giovanni Cerutti, del Presidente Raggruppamento "Alfredo Di Dio", Guido De Carli.
A seguire gli interventi di Lidia Brisca Menapace, Senatrice e testimone, di Ugo Perone, dell’Università del Piemonte Orientale "A. Avogadro", di Claudio Vercelli, dell’Istituto di studi storici "G. Salvemini" di Torino, di Lorenzo Borelli e Roberto Cardano, autori del libro, di Elena Airoldi, Giulia Borelli, Andrea Cantone, Valeria Mantellino, Giulia Mentasti, Vanessa Mucchietto, studenti e collaboratori della ricerca, e di Dante Mena e Sergio Cerri, testimoni.

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Dai Democratici di Bellinzago

In occasione del 25 aprile,
allo scopo di richiamare l’attenzione della collettività su una data fondamentale per la nostra storia, i giovani del Circolo PD (Partito Democratico) di Bellinzago, organizzano


Domenica 20 aprile 2008

ore 21,00
presso la Sala don Vandoni(ex forno) una serata dal titolo:

“Solidarietà, pace e legalità: nelle radici della Resistenza”

Utilizzando linguaggi diversi quali immagini, suoni e parole, il richiamo sarà ai valori cardine della Resistenza, oggi come ieri, e più che mai, attuali.

Vi aspettiamo.......!


Il coordinatore del Circolo di Bellinzago
Roberto Bovio

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