Yes Weekend 3
Biondelli e Rampi sulla manovra: ennesima batosta
Il Governo sta lavorando da giorni a una manovra che, col passare del tempo, sta diventando sempre più inconcepibile.
L'ultima batosta, riservata a coloro che non potranno più riscattare gli anni di militare e di università, ha sollevato, oltre alla nostra, l'indignazione di molti cittadini: tanti sono i messaggi che ci sono arrivati e che manifestano il dissenso per queste misure inaccettabili.
Siamo certe che il PD non avrebbe mai fatto cassa con i pensionati e con chi è in procinto di andarci.
Il Partito Democratico farà sicuramente la sua parte in Parlamento perchè questa bruttura sia sanata: provvedimenti del genere su cui quasi certamente verrà posta la fiducia e che un governo di centro sinistra non avrebbe mai concepito, sono i segni di una manovra debole, iniqua e che non pone le basi per il futuro.
I cittadini, anche coloro che nel 2008 avevano dato la fiducia a Berlusconi, sono ormai esasperati dai continui attacchi al Welfare.
Già durante il governo Prodi si erano gettate le basi, con il protocollo per il Welfare, per dare nuova attenzione allo Stato sociale e nuovo futuro al nostro paese: l'accoglienza unanime di quel documento, accettato da Confindustria, dalle parti sociali, dai cittadini, faceva ben sperare. Probabilmente bisognerebbe ripartire da quel testo.
Sulla Bemberg non si facciano illusioni da campagna elettorale
Dopo avere appreso dell'annuncio dell'assessore all'ambiente Antonio Tenace, circa l'attivazione, su iniziativa del Presidente Sozzani, dell'iter per l'inserimento dell'area Bemberg nella lista delle bonifiche di interesse nazionale presso il Ministero dell'Ambiente il capogruppo in consiglio provinciale de Partito Democratico, Paola Turchelli, commenta: “«Non si possono illudere i cittadini annunciando interventi di bonifica che non si realizzeranno mai. I lavoratori della BEMBERG e gli abitanti di Gozzano meritano un progetto serio e credibile sul futuro dell'area industriale e non l'ennesima promessa da campagna elettorale”.
“Le probabilità” – continua Paola Turchelli – “che il Ministero dell'Ambiente porti a termine la bonifica sono bassissime. Dalle informazioni in nostro possesso l'ultima segnalazione fatta dalla Regione al Ministero per l'inserimento di un sito piemontese nella lista delle bonifiche di interesse nazionale risale al 2002. Si tratta della Ecolibarna di Serravalle Scrivia, un sito che si trova addirittura in "stato di emergenza" ma che da circa 4 anni attende senza successo i fondi ministeriali necessari per completare la bonifica”.
L'unico ente in grado di finalizzare con successo la bonifica della Bemberg è la Regione che ogni anno individua e finanzia i propri siti di interesse, così come sta avvenendo anche per la Ecolibarna e si appresta a fare per la società di Gozzano. “Il gruppo del Partito Democratico in Provincia di Novara” - concude Paola Turchelli – “ha presentato un'interrogazione per conoscere quale sia il programma di azioni allo studio della Provincia per mettere in sicurezza la Bemberg e per assicurarsi che, una volta completata la "grande" bonifica, l'area non diventi oggetto di speculazioni edilizie ma bensì un terreno fertile per il rilancio dell'industria e dell'occupazione”
Il Presidente della Provincia Sozzani non tenti di scavalcare la Regione andando a Roma in cerca di miracoli ma si impegni a fondo per sfruttare al meglio le risorse e le opportunità che la Provincia ha concretamente a propria disposizione.
In questo caso, può stare tranquillo, il Partito Democratico farà la sua parte.
Novara, 25 gennaio 2010
ALLEGATO: INTERROGAZIONE PD
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OGGETTO: interrogazione ai sensi dell’art. 54 del vigente regolamento per l’organizzazione e il funzionamento del Consiglio Provinciale
Considerato che:
il Tribunale di Novara ha emesso nei confronti della BMI «Bemberg Made in Italy» una sentenza di fallimento;
che le forze produttive del territorio chiedono che lo stabilimento torni a funzionare sotto la guida di industriali responsabili che abbiano a cuore le sorti dell’impresa;
oltre al problema di natura economica esiste anche un emergenza di carattere ambientale ovvero che la Bemberg vada ripulita dall’amianto e che i costi ipotetici sono di decine di milioni di euro;
che un serio rilancio industriale dell’area passa anche attraverso una messa in sicurezza delle strutture a cominciare dalle opere di bonifica.
Si chiede:
quali procedure l’Ente provinciale intenda attivare per la bonifica delle aree della Bemberg di Gozzano;
quali garanzie saranno richieste agli imprenditori che attueranno il rilancio industriale di Bemberg, rispetto ad eventuali azioni speculative sulle aree, una volta che esse siano state bonificate;
che tra i principali parametri di valutazione per il sostegno da parte della Provincia di iniziative di rilancio industriale, vi sia un elevato contenuto di innovazione ed un adeguato aumento dei posti di lavoro.
Comunicato stampa Giovani Democratici sul referendum
Proclamando una seconda tornata elettorale, l’attuale governo farà spendere allo Stato 400 milioni di euro, tra costi diretti e indiretti. Solo i costi diretti (circa 200 milioni) saranno simili all’investimento che il governo ha messo in atto per la sbandierata Social Card. È inconcepibile e paradossale che, in un momento di crisi economica, il governo scelga di sperperare una tal mole di denaro pubblico con il solo scopo di far fallire il referendum sulla legge elettorale; in un paese in cui non ci sono fondi per i giovani ricercatori, dove i tagli per la scuola e gli studenti sono ingenti e nocivi, dove i giovani precari perdono il lavoro, noi riteniamo che la scelta del governo sia assurda ed irresponsabile.
I Giovani Democratici propongono di accorpare il referendum alle elezioni dei giorni 6 e 7 giugno così da investire i milioni risparmiati nel settore della scuola, dell’università ed in aiuto ai giovani precari. Che il governo smetta di badare ai propri interessi e cerchi di dare un futuro dignitoso al nostro paese.
Il lavoro nobilita. Il precariato no.
Stiamo vivendo uno dei maggiori periodi di crisi mai registrati nella tarda modernità; il Governo attualmente in carica non sta facendo nulla per risolvere il problema, con conseguenze per l'intera società e soprattutto per i giovani che si devono inserire nel mondo del lavoro o lo faranno nei prossimi mesi.
All'Italia serve un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali a partire dal sussidio unico per i disoccupati e da un reddito minimo garantito per i precari.
Proponiamo un sussidio unico di disoccupazione, che sostituisca gli attuali istituti, che sia della durata massima di 2 anni, che sia finanziato in via assicurativa e sia strettamente collegato a politiche di formazione, di riqualificazione e reimpiego.
Accanto a questo proponiamo l’introduzione di un reddito minimo garantito, che contrasti la povertà anche tra chi lavora solo per brevi periodi di tempo o tra chi non ha un lavoro da molto tempo. Un istituto di welfare universale che esiste in quasi tutti i paesi europei e che costituisce il completamento degli istituti di tutela del reddito.

E’ un'innovazione che risponde concretamente al dramma di milioni di milioni di persone, donne e giovani su tutti, e che dà il segno di quanto sia profonda la rottura col passato rappresentata dal riformismo del Partito Democratico.
Per i lavoratori che sono tutelati dalla Cassa integrazione, questo è un periodo difficilissimo, pieno di preoccupazioni sul futuro loro e dell’azienda. Per tutti gli altri, è anche peggio. Per loro, la perdita del lavoro diventa subito la perdita di tutto il reddito.
Innovazione, per noi, significa allora superare quell’inaccettabile dualismo nel mercato del lavoro per il quale ci sono lavoratori che hanno tutele e garanzie e altri che ne hanno di meno o non ne hanno affatto.
E’ come se all’Italia mancasse un intero pilastro dello Stato sociale. Se in America manca la sanità pubblica, a noi manca la tutela del reddito in caso di perdita del lavoro. Invece della flexicurity europea, nel nostro Paese, per quasi metà dei lavoratori c’è il massimo di flessibilità, senza alcuna sicurezza.
Innovazione, per noi, significa un sistema capace di sostenere tutti i lavoratori, al di là del contratto, del settore e delle dimensioni dell’impresa nella quale operano, nel momento in cui ne hanno bisogno. Uniche condizioni: l’impegno per la riqualificazione professionale e la disponibilità ad accettare un nuovo lavoro.
Non si tratta, ovviamente, di togliere qualcosa a chi le tutele le ha. Si tratta di dare a chi non ha. Si tratta di costruire un percorso di inserimento nel mondo del lavoro che sia associato a un sistema di tutele e garanzie.
Dall'On. Rampi sul lavoro
Inviato dall'On. Elisabetta Rampi
ELISABETTA RAMPI Signor Presidente, l’emendamento Damiano 2.69, presentato dal gruppo del Partito Democratico della Commissione lavoro, riguarda il trattamento accessorio dei dipendenti della pubblica amministrazione. Siamo favorevoli alla destinazione di risorse finanziarie che privilegino la qualità, la produttività, la capacità innovativa delle prestazioni, anche per i pubblici dipendenti e non solo per i lavoratori di alcune ditte private. Dobbiamo dire, ad onor del vero, che le aziende che finora hanno utilizzato questo strumento per premiare il merito ne hanno visto i benefici solo quando gli obiettivi e i criteri di erogazione erano condivisi dai lavoratori. Diversamente, come dimostra la storia dei superminimi individuali, si ottiene l’esatto contrario: la demotivazione della stragrande maggioranza dei dipendenti, le divisioni interne, il nepotismo. Per questo, occorre valorizzare la contrattazione integrativa, anche nella pubblica amministrazione, settore strategico, in cui appare indispensabile il pieno coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti: dirigenti, quadri, maestranze, rappresentanti dei lavoratori. L’esclusione di uno solo di questi soggetti porta fatalmente al fallimento di ogni operazione volta a migliorare il servizio reso ai cittadini, perché di questo si tratta. Ciò è particolarmente vero in una macchina complessa come l’apparato pubblico, in cui non sempre vi sono indicatori standard della produttività e dove occorre assolutamente evitare di ragionare su schemi di pura discrezionalità. La contrattazione integrativa è uno strumento importante, se ben gestito dalle amministrazioni interessate, quindi se sono definiti in modo chiaro obiettivi e modalità della contrattazione. Ciò per molti versi non è avvenuto in questi anni, ma la responsabilità non attiene certo ai lavoratori: attiene innanzitutto ai Governi ed è l’azione di Governo la prima a dover essere messa in discussione. Non basta affermare genericamente: « Premiamo i meritevoli » per ottenere risultati, perché, per come oggi è organizzata la pubblica amministrazione, il rischio è quello di veder premiati i più acquiescenti ed i meno innovatori, proprio l’esatto opposto di ciò che si vorrebbe ottenere. Vogliamo dunque, con l’emendamento in esame, ribadire che la contrattazione integrativa è uno strumento importante e deve essere considerato un valore, perché la motivazione passa attraverso il coinvolgimento, così come la condivisione degli obiettivi per il raggiungimento del risultato. Non saranno certo valutazioni unilaterali a migliorare la produttività, tanto meno il servizio reso ai cittadini. Per questo, a nome del gruppo del Partito Democratico, chiedo al Governo di accettare il nostro emendamento in esame applausi dei Deputati Gruppo Partito Democratico
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Damiano 2.69, non accettato dalla Commissione né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione:
la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti ............................. 507
Votanti ............................... 502
Astenuti .............................. 5
Maggioranza ........................... 252
Hanno votato sì …...................... 231
Hanno votato no ....................... 271)
Passiamo alla votazione dell’emendamento Damiano 2.71.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto L’on. Rampi. Ne ha facoltà
ELISABETTA RAMPI. Signor Presidente, questo emendamento completa il nostro precedente, chiarendo chi sono i soggetti primi della contrattazione. Le organizzazioni sindacali nel nostro Paese hanno una storia consolidata per la difesa dei diritti collettivi ed individuali delle lavoratrici e dei lavoratori, per la difesa dei valori della libertà e della democrazia, a tutela delle istituzioni democratiche, come hanno dimostrato negli anni bui del terrorismo di tutte le matrici, pagando anche spesso di persona. Le organizzazioni sindacali hanno nel nostro Paese una storia di assunzione di responsabilità, come hanno dimostrato, ad esempio, all’inizio degli anni Novanta, assumendosi un pesante carico, nel momento di massima crisi economico-finanziaria, con lo strumento degli accordi interconfederali e come dimostrano, ogni giorno, nonostante i tentativi di creare divisioni. Per questo motivo, appare necessario inserire nel testo un preciso richiamo all’intesa con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale, perché solo queste sono in grado di assicurare una visione globale e non corporativa, operando per il bene comune. Questo Governo sembra essere infastidito da tutte le sedi di confronto. Noi pensiamo che questo sia determinato da un’oggettiva incapacità gestionale e da una visione troppo miope dei rapporti sociali. Occorre superare al più presto questo atteggiamento e recuperare il valore del confronto, inteso anche come prevenzione dei conflitti e delle tensioni sociali che, se ignorate, possono poi degenerare. La macchina dello Stato, colleghi, è evidentemente ingolfata, come dimostra anche l’insoddisfazione della maggior parte dei cittadini italiani. Ripensarla è un dovere, ma farlo in solitudine e, poi, pretendere di calare dall’alto nuove forme organizzative e sistemi premianti è un grave errore. Per questo crediamo che le organizzazioni sindacali debbano essere coinvolte e la contrattazione di secondo livello è uno degli strumenti principe per individuare i veri criteri su cui si basa la produttività nei vari comparti e premiare veramente i meritevoli. Chiediamo, quindi, di votare a favore del nostro emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole D’Antoni. Ne ha facoltà.
SERGIO ANTONIO D’ANTONI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all’emendamento Damiano 2.71 e per spiegare al Governo e all’Aula che, se come sostiene il Governo, la pubblica amministrazione vuole puntare sulla meritocrazia, sulla produttività e sull’efficienza dell’insieme del Paese, l’unica strada è la contrattazione. Non ce n’è un’altra. Quindi, pensare che tutto questo si possa realizzare in termini unilaterali, con azioni di esempio anche nel settore privato, se è fatto dal settore pubblico, significa tornare all’Ottocento e, cioè, significa non aver fatto i conti con il secolo scorso e le sue conquiste. State facendo un grande errore e non date una mano alla trattativa che è in corso tra le parti sociali, proprio per valorizzare la contrattazione di secondo livello. Il Parlamento e il Governo devono contribuire. In questo modo, affossate quella trattativa, rendetevene conto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. Comunico PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Damiano 2.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo. (Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Comunico il risultato della votazione:
la Camera respinge
(Presenti ............................. 509
Votanti ............................... 503
Astenuti ................................ 6
Maggioranza ........................... 252
Hanno votato sì .. .................... 238
Hanno votato no ....................... 265).


