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Andrea Ballarè Sindaco di Novara

. martedì 31 maggio 2011
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Andrea Ballarè, esponente del Partito Democratico novarese, con 24.516 voti, pari al 52,91%, è il nuovo Sindaco della Città di Novara.
Il vento è cambiato e una nuova speranza di riscossa politica, civica e morale avvolge ora l'Italia intera.
Il circolo del PD di Galliate, complimentandosi con il neo Sindaco Ballarè, è ora più che mai al lavoro per creare una forte alternativa che ci riconduca nel 2014 ad amministare nuovamente il paese.

A seguire i commenti e le congratulazioni delle parlamentari novaresi del Partito Democratico.

Sen. Franca Biondelli: "Il vento è cambiato. Il grandioso risultato di Andrea Ballarè a Novara sancisce una svolta, e con esso quelli che da Milano a Napoli hanno cambiato il volto amministrativo della Penisola. Gli italiani hanno dimostrato, con il voto, di essere stanchi di promesse non mantenute, di una politica spesso volgare e dai toni esagitati, che si concentra sugli interessi di pochi e che si dimentica delle famiglie, delle imprese, della vita quotidiana con le sue mille difficoltà, di coloro che sono meno fortunati. Ieri ho partecipato ai festeggiamenti di Novara e ho percepito, nelle tante persone che hanno avvicinato Andrea, la speranza, la necessità, l'esigenza di un cambiamento: al neosindaco faccio quindi i migliori auguri per un lavoro proficuo, che cambi il volto della città in cui non mancano le criticità ma che ha, senza dubbio, grandi risorse e un grande potenziale. Il Partito Democratico ha dimostrato, con i fatti, di essere la grande forza riformista di cui l'Italia ha bisogno per uscire dalle secche in cui questo governo disattento l'ha trascinata: ora avanziamo uniti, per dare un futuro migliore all'Italia!"

On. Elisabetta Rampi:
"Il Paese è in festa: da Milano a Napoli! La bellissima vittoria di Novara sancisce un cambiamento epocale. Il feudo della Lega crolla e il centro destra viene sconfitto proprio nella città che Cota e la giunta regionale del Piemonte avevano indicato quale "modello" politico-amministrativo padano... Evidentemente i cittadini non erano dello stesso parere e l'hanno dimostrato con forza! Il vento del cambiamento è arrivato ed ha portato una nuova primavera: una rinascita morale e civile. Gli elettori hanno scelto Andrea Ballarè, il Sindaco che saprà ridare a Novara l'orgoglio di una città che ha finalmente ritrovato la sua vocazione. Una città unita e solidale, attenta ai bisogni di tutti. Anche a Trecate, con Enrico Ruggerone, abbiamo ottenuto un risultato stupendo e dopo la triste parentesi di governo del centro destra, finito miseramente con il commissariamento, finalmente la città potrà riavere un buon governo e guardare con speranza al futuro. La gente è stanca di bugie e di promesse non mantenute. Dai territori è partito un segnale forte e chiaro: il governo ne tragga le dovute conseguenze!"

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Necessità e occasione del PD

. martedì 11 novembre 2008
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I Circoli di Borgomanero - Gozzano - Arona - Invorio - Vergante -
Veruno - Cressa- Suno -Castelletto - Borgoticino -Varallo Pombia


Organizzano un incontro pubblico sul tema

NECESSITÀ E OCCASIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Interverrà l’On. GIOVANNI BIANCHI

Già presidente del Partito Popolare ed ex presidente nazionale ACLI

Modererà il giornalista Marcello Giordani

Mercoledì 12 Novembre, Ore 21.00
Borgomanero Sala SOMS - ex cinema sociale, c.so Roma 156

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Salva l'Italia

. venerdì 11 luglio 2008
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Domani, sabato 12 luglio, inizia in tutte le piazze d'Italia la mobilitazione nazionale "Salva l'Italia!”


S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni.
“Salvare l'Italia, non il premier” è il titolo della parte istituzionale in cui si indicano problemi e provvedimenti presi a difesa degli interessi privati del presidente del Consiglio e non certo per aumentare la sicurezza.

La maggioranza, che ha puntato in campagna elettorale sul tema della sicurezza, oggi taglia drasticamente fondi e uomini e gioca tutto su provvedimenti demagogici e sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bambini rom o il reato di immigrazione clandestina.

Leggi ad personam e un sostanziale “azzeramento” del dibattito parlamentare su una manovra economica improvvisata: questa la miscela avvelenata proposta dal governo e che la petizione vuole battere e fermare. Così sul versante dell'emergenza sociale la petizione sottolinea l'incapacità del governo di affrontare i problemi della crisi economica, dell'impoverimento e del reddito di chi vive di salari e pensioni e non arriva più alla fine del mese. Una situazione che il governo ignora, mentre le promesse elettorali vengono clamorosamente smentite. Le tasse, che si diceva di voler abbassare al 40 per cento, cresceranno e resteranno per tutta la legislatura al 42,9%. Mentre per i redditi bassi si inventa la “carta” per fare la spesa, finanziata soltanto per il 2008 e con 200 milioni, ovvero due euro al mese per ciascun anziano con pensione inferiore ai mille euro al mese.

E non basta: il governo reintroduce i ticket sulla sanità e taglia gli investimenti per le opere pubbliche e le spese per garantire servizi essenziali alla crescita, come la scuola dove si perderanno 150 mila posti di lavoro, con classi più affollate e studenti meno seguiti.

Domani, 12 luglio, a Galliate, in Piazza Vittorio Veneto, sarà presente un Gazebo del Partito Democratico presso cui firmare la petizione “Salva l’Italia”

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Non solo veline

. sabato 5 luglio 2008
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La luna di miele fra l’Italia e il governo sta volgendo al termine. Non c’è bisogno di fare sondaggi per accorgersene: chi ha votato a sinistra pensa di aver fatto l’unica cosa possibile, mentre molti elettori di destra non nascondono la loro delusione e i loro dubbi. Eletto per occuparsi di noi, Berlusconi sembra preoccuparsi solo di sé: prima Rete 4, poi le intercettazioni, poi il processo Mills, poi il disegno di legge salva-premier, poi di nuovo le intercettazioni, i giornalisti, i magistrati.

Però non è così. Mentre noi ci godiamo il calcio e il reality delle attricette raccomandate il governo sta lavorando alacremente, e quel che sta facendo in questo periodo avrà conseguenze durature sulla nostra vita. Il governo ha approvato un decreto sulla sicurezza e un decreto fiscale, ha presentato il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef), si appresta a varare anticipatamente la legge finanziaria. Inoltre ha deciso che questa volta la manovra non riguarderà solo l’anno a venire (2009), ma inciderà direttamente anche sugli anni successivi.

Che cosa ci riservano tutte queste iniziative? Spero di sbagliarmi, ma a occhio e croce direi che il governo sta silenziosamente tradendo le speranze di chi l’ha votato. Non tanto perché si appresta a varare l’ennesimo pacchetto di leggi ad personam (questo, colpevolmente, interessa poco gli italiani, e pochissimo gli elettori di centro-destra), ma perché più o meno esplicitamente sta facendo marcia indietro sui tre fronti che - appena tre mesi fa - lo avevano visto vincere la sfida con il centro-sinistra.

Il primo fronte sono le tasse. Ho letto attentamente il Dpef e con grande sorpresa ho scoperto che la pressione fiscale non diminuirà nemmeno entro il 2013, e sarà allora più o meno la medesima di oggi, appena ereditata da Prodi (circa il 43% del pil). In poche parole per i prossimi cinque anni le tasse non scenderanno, mentre in campagna elettorale il centro-destra aveva promesso di ridurle progressivamente al di sotto del 40% del Pil (almeno 50 miliardi di euro di tasse in meno, ai prezzi attuali). Coerentemente, il tasso di crescita dell’Italia previsto per i prossimi anni è modestissimo (meno dell’ 1,5%), e resta ampiamente al di sotto di quello dell’Eurozona. In materia di tasse l’unica luce che si intravede all’orizzonte è la semplificazione degli adempimenti fiscali, che speriamo possa procedere senza intoppi e produrre qualche effetto benefico.

Il secondo fronte è la sicurezza. Qui spiace fare la Cassandra, ma per cancellare il mio pessimismo qualcuno dovrebbe spiegarmi come si fa ad avere più giustizia e meno criminalità finché: a) si riducono le risorse alle forze dell’ordine; b) non si fanno investimenti massicci nell’edilizia carceraria; c) si limitano le intercettazioni senza conferire risorse economiche sostitutive; d) si vara una sospensione dei processi che diminuirà l’efficienza della giustizia (un punto rilevato da molti, ma magistralmente spiegato nei dettagli da Bruno Tinti qualche giorno fa su questo giornale).

L’ultimo fronte è la lotta agli sprechi. Non ho dubbi che ministri come Renato Brunetta (Funzione pubblica) e Mariastella Gelmini (Istruzione e università) siano armati delle migliori intenzioni, ma vorrei ricordare che il problema degli sprechi della Pubblica Amministrazione è concentrato in determinati territori (spesso al Sud, ma non solo), e che il ministro Tremonti aveva preso l’impegno di fissare obiettivi di risparmio geograficamente differenziati. Mi auguro di essere smentito, ma mi pare che finora il riferimento alle differenze regionali sia rimasto un po’ generico (si parla di una grande discussione d’autunno sul federalismo fiscale), e che anzi qualche volta si sia riaffacciato lo spettro del «metodo Gordon Brown», ossia di tagli generalizzati o proporzionali alla spesa storica.
Niente diminuzione delle tasse. Improbabile aumento della sicurezza. Scarsa riduzione degli sprechi. Questo mi sembra quel che rischiamo nei prossimi anni. E tutto perché, mentre su questo si decideva, eravamo concentrati tutti quanti su un solo sia pure importantissimo nodo politico: la 374esima puntata della serie tv «Io, le veline e i magistrati».

(tratto da La Stampa, di Luca Ricolfi)

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Non passa lo straniero

. giovedì 19 giugno 2008
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Linkiamo un'articolo sull'immigrazione pubblicato su "La Voce", noto giornale on line curato perloppiù da docenti universitari italiani.

Buona lettura!

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Legge bavaglio, insorge anche la stampa Ue

. mercoledì 18 giugno 2008
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«Sotto osservazione» per il «vento illiberale» che spira dalle nostre parti. Il disegno di legge sulle intercettazioni diventa un «caso italiano» in Europa.
La Federazione europea dei giornalisti, riunita a Berlino per l’assemblea annuale, ha votato all’unanimità un documento che condanna duramente il disegno di legge strenuamente difeso da Berlusconi e dal Guardasigilli Alfano, che prevede misure disciplinari e l’arresto da uno a tre anni per i cronisti che pubblichino informazioni riguardanti le inchieste giudiziarie. Il dito viene puntato sulla «scusa della privacy», sventolata dal centrodestra per approvare di un provvedimento che «mette il bavaglio ai giornalisti e impedisce ai cittadini di essere informati su temi d’interesse pubblico compresi nelle inchieste giudiziaria». Un modo di procedere che per l’organizzazione è palesemente «contrario ai principi universali dei diritti dei media e della loro funzione nelle democrazie moderne: i giornalisti, infatti, non devono nascondere le informazioni d’interesse generale, sia originate da fonti libere sia da fonti confidenziali, che essi hanno il dovere di proteggere».
Dopo l’allarme lanciato da giudici, avvocati esperti di diritto dell’informazione e giornalisti di casa nostra a insorgere è dunque la Federazione dei giornalisti europei, che rappresenta oltre 200 mila cronisti di tutti i paesi dell’Unione e che dall’inizio degli anni ‘60 difende il diritto all’informazione. La preoccupazione dei vertici dell’organizzazione è che il provvedimento del governo Berlusconi crei un precedente pericoloso per l’intera Europa: «Il progetto di legge del governo italiano è contrario alle convenzioni internazionali e alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo», si legge nel documento approvato all’unanimità ieri a Berlino. «La Federazione europea dei giornalisti mette sotto osservazione la vicenda e condurrà in ogni sede d’interesse europeo un’iniziativa sociale e etica per la libertà e la qualità del lavoro dei giornalisti. Venti illiberali per tentare di condizionare l’informazione soffiano qua e là in Europa e quello italiano è un caso d’osservazione e mobilitazione professionale e civile».
A Berlino, in rappresentanza dell’Italia, c’erano presidente, segretario e direttore della Fnsi Roberto Natale, Franco Siddi e Gianfranco Tartaglia. E alla nostra delegazione la Federazione europea ha assicurato che farà ancora sentire la sua voce in futuro. Nel documento approvato all’unanimità si annuncia infatti il sostegno della Feg al sindacato dei colleghi italiani «nel suo contrasto, nella sua opposizione contro il disegno di legge» e si fa «appello al Parlamento italiano a non approvarlo o a modificarlo profondamente».
La Fnsi incassa e si prepara alla battaglia. Domani si riunisce in seduta straordinaria la giunta del sindacato dei giornalisti. Sarà l’occasione per valutare se percorrere immediatamente la strada dello sciopero, una forma di lotta peraltro già adottata quando venne varato dal governo Prodi il disegno di legge Mastella sullo stesso tema. Non è però escluso che come primo strumento si ricorrerà ad altre iniziative, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento.
Perché il punto per l’Fnsi è non soltanto denunciare, come pure fa il responsabile Comunicazione del Pd Paolo Gentiloni, che «si è resa la vita più facile ai delinquentii è reso più difficile il lavoro di magistrati e giornalisti », ma far capire che con questo provvedimento si ledono non i diritti specifici di una categoria, ma il diritto di tutti i cittadini a conoscere fatti rilevanti e a formarsi consapevolmente un’opinione. Ecco perché Giuseppe Giulietti lancia a editori e giornalisti la proposta di uscire nei prossimi giorni con una prima pagina simulata, come se la legge sulle intercettazioni fosse stata già approvata, sulla clinica Santa Rita di Milano o su un altro importante fatto di cronaca. Che, nota il portavoce di Articolo 21, «così o sarebbe ignoto o verrebbe semplicemente cancellato».

Simone Collini

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Le promesse boomerang

. venerdì 13 giugno 2008
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La «luna di miele» di Berlusconi con gli italiani rischia di essere troppo dolce. E, come le torte eccessivamente zuccherate, il risultato potrebbe anche disgustare. Il presidente del Consiglio, infatti, dopo una campagna elettorale insolitamente priva di spettacolari promesse, sembra aver puntato tutto sui fatidici 100 giorni, quelli che segnano spesso non solo un primo bilancio del governo, ma danno l’impronta di una intera legislatura. Così, con un ritmo forsennato, si susseguono annunci di provvedimenti a raffica: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sui rifiuti, sulle intercettazioni, sull’Alitalia, sugli statali fannulloni e, persino, sulla prostituzione. Un frenetico carosello d’iniziative che vorrebbero rispondere alle due sostanziali attese degli elettori. Quella di un ministero forte, compatto, capace finalmente di decidere. E quella di un ministero che non ha paura di scelte coraggiose, che non si fa intimidire dai conformismi del «politicamente corretto», capace di sfidare i vecchi tabù della sinistra culturale e politica. Insomma, per cominciare a parlar schietto, di un vero governo di destra. In Italia, nessun presidente del Consiglio, dopo Ricasoli, Sonnino e Salandra, ha mai amato che si definisse così il colore di un suo ministero. Eppure, una normale democrazia funziona con l’alternanza al potere dei due classici schieramenti politici. Ecco perché, per motivi diversi, anche meno nobili, pure una parte degli elettori contrari a Berlusconi, visto sconfitto lo schieramento amico, si è augurata di vedere all’opera «finalmente un governo di destra vera, come quello della Thatcher o di Reagan».

In realtà, Berlusconi si è ispirato a modelli meno obsoleti. Il suo punto di riferimento, lo si è capito subito, è Sarkozy. Quello, per la sicurezza, dell’ex ministro dell’Interno. Quello, per l’economia, del candidato all’Eliseo che invoca «la libertà di poter lavorare quanto si vuole». Quello del trionfatore alle presidenziali che promette l’immediato «aumento del potere d’acquisto» dei francesi.

Il subitaneo favore popolare e mediatico ottenuto con il primo Consiglio dei ministri, a Napoli sull’emergenza rifiuti, ha avuto il risultato di invogliare il «Berlusconi quater» a una moltiplicazione di annunci che rischia di contraddire proprio quei caratteri di solidità, concordia e, soprattutto, di efficacia vantati all’atto della sua nascita. Alle partenze fulminanti, infatti, si susseguono sempre bruschi stop. L’elenco è lungo, per cui si possono citare soltanto i casi più clamorosi.

Si decidono specie di «tribunali speciali» per l’emergenza dei rifiuti in Campania e, poi, si capisce che è difficile sottrarre la questione al «giudice naturale», perché, come ricorda Andreotti a Scalfari nel film Il divo, «il problema è più complesso». Si minaccia il carcere ai clandestini e, poi, ci si accorge che non ci sarebbero penitenziari sufficienti, si ingolferebbero ancor di più i tribunali e tutto finirebbe come le «gride» di manzoniana memoria. Per l’Alitalia non solo il rischio di fallimento è più vicino, ma forse la soluzione «Air France» era proprio l’unica che poteva evitarlo. Licenziare gli statali fannulloni è un’ottima idea, ma neanche l’attivismo del benemerito Brunetta riesce ad assicurarlo senza infilarsi nel solito tunnel delle trattative sindacali che si sa già come finiscono. Levare le prostitute dalle strade è un proposito che non solo non trova nella maggioranza l’approvazione unanime, ma sembra colpire le vittime invece che gli sfruttatori. Infine, sulle intercettazioni appare subito chiaro come l’intenzione governativa finirebbe per assicurare l’impunità alla maggior parte dei criminali in circolazione, rafforzando peraltro l’idea che si vogliano garantire gli affari illeciti della solita «casta» di politici, amministratori e portaborse dei potenti.

Il risultato della politica degli annunci è sotto gli occhi di tutti: spesso è mancata proprio quella coesione nella maggioranza di cui si voleva dar prova, perché, in molti casi, la Lega si è dissociata dalla coppia Fi-An; c’è uno scarto evidente tra le intenzioni di decisionismo e di concretezza e l’inefficacia pratica dei provvedimenti proclamati; la raffica di iniziative, su argomenti sempre disparati, provoca disorientamento sulle linee essenziali del governo, alle prese ogni giorno con avanzamenti e retromarce incomprensibili. Certamente il clima di idillio tra Berlusconi e la generale opinione pubblica non è ancora compromesso. Ma spingere il pedale delle attese, moltiplicare le speranze, semplificare problemi complicati facendo credere in soluzioni imminenti può portare a cambi di umore repentini tra gli italiani. Come è avvenuto, peraltro, proprio tra Sarkozy e i francesi. Il presidente d’Oltralpe sta raccogliendo i frutti amari di promesse troppo facili, soprattutto sull’attuale unico banco di prova dei governi europei: i bilanci delle famiglie. Forse sarebbe meglio che Berlusconi si concentrasse su questo grave e fondamentale problema e smorzasse l’eco dei più disparati annunci.

Luigi Malaspina per "La Stampa"

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Il marketing ideologico

. giovedì 12 giugno 2008
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Fare pulizia. Adoperando il decreto sicurezza come un omnibus, o meglio come una ramazza simbolica: lavaggio notturno delle strade, così, all' ingrosso, facciamogliela vedere; smaltendo tutti insieme negli stessi raccoglitori gli accattoni e i rom, i clandestini e adesso pure le prostitute. potevano mancare le prostitute?

Solo così il cittadino medio potrà essere saziato al più presto nelle aspettative di sicurezza, moralità, italianità che hanno determinato il successo elettorale del centrodestra. Con apposito emendamento a una legge del 1956, i relatori del decreto governativo chiedono che le prostitute vengano inserite tra le "persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità". Come tali soggette a diffida e foglio di via del questore, se trovate a delinquere fuori dai luoghi di residenza. Non essendo oggi vigente in Italia il reato di prostituzione di strada, tale norma appare di dubbia applicazione. Tanto più in un paese che conta milioni di consumatori dell' amore mercenario senza però averne mai regolamentato norme, spazi, tutele che limitino lo sfruttamento delle donne e l' esibizione volgare del commercio. Ma che importa? Come nel caso del reato di clandestinità - del tutto superfluo ai fini di un governo più efficace dell' immigrazione - anche l' emendamento "anti-prostitute" vuol essere innanzitutto un proclama roboante. Non a caso abbina ideologicamente la categoria "sicurezza" alla categoria "pubblica moralità". Scaricando sulle reprobe, le ragazze che ostentano per strada le loro povere grazie tentatrici, anche la responsabilità di corrompere il maschio. Come se la nostra società non avesse posto ossessivamente al centro del suo immaginario tabellonistico, pubblicitario, televisivo, proprio la desiderabilità del corpo femminile. Manipolato fino alla perfezione feticistica, a costo di provocare violenti cortocircuiti fra il virtuale e il reale. E' curioso, dunque, osservare i legislatori del centrodestra cimentarsi in una sorta di "marketing ideologico", contrastante solo in apparenza le dinamiche del mercimonio metropolitano contemporaneo. Mentre fra i maschi italiani, anche fra i giovani, decresce purtroppo l' inibizione reputazionale allo scambio sesso-denaro, è come se il decreto governativo subordinasse di nuovo a "puttane indegne" queste donne già spesso vittime di sfruttamento e umiliazioni. Basta un emendamento per metterle nel mucchio delle categorie disprezzabili in quanto tali, disoneste per definizione etnica o di marginalità. Naturalmente chi propugna il marketing ideologico della sicurezza e della pubblica moralità, non pretende certo di applicare alla lettera il decreto presentato al Senato. Gli basta l' effetto annuncio di un' approvazione in pompa magna. Dopo di che, come ha fatto notare lo stesso presidente del Consiglio, sarebbe troppo oneroso arrestare e processare a mille per volta i clandestini che sbarcano sulle nostre coste. E le retate delle prostitute, per quanto spettacolari se trasmesse in tv come già accade, farebbero scoppiare in pochi giorni le carceri femminili. Questo decreto sicurezza del governo, così come è concepito per corrispondere alle aspettative irresponsabilmente alimentate in campagna elettorale, contemplerebbe nel giro di poche settimane il raddoppio della popolazione detenuta; l' istituzione di vasti campi di raccolta per i clandestini; espulsioni di massa decretate da appositi tribunali speciali. Non è prevedibile che accada nulla del genere, almeno nell' immediato. Ma la delusione inevitabile che ne conseguirà rischia di suscitare nuove ondate violente di repulisti "fai da te", legittimate dai titoli pieni di odio profusi come defolianti sui giornali filogovernativi.

GAD LERNER

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Cesare Damiano a Novara /2

. mercoledì 28 maggio 2008
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Si segnalano gli articoli pubblicati dagli amici democratici della provincia dopo l'incontro di sabato con l'onorevole Cesare Damiano.



Dal blog di Trecate: la mattinata con i giovani

Dal blog di Novara: la presentazione pomeridiana de "Il lavoro interrotto"

Nella colonna di destra "links" potete inoltre trovare il collegamento al blog dell'ex ministro del lavoro.

Buona lettura! :-)

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Riunione milanese del Governo Ombra

. martedì 27 maggio 2008
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“Salari, pensioni e precariato”. Da Milano, sede della seconda riunione del "governo ombra", Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico, non ha dubbi: queste le priorità. “E di questo non si sente ancora parlare", ha spiegato Veltroni, durante la conferenza stampa del PD. Tra i tanti temi, l'azione prioritaria per lo “shadow cabinet” resta l'emergenza economico-sociale in cui versa l'Italia. “C'è una grande questione – osserva Veltroni - che non è stata messa all'ordine del giorno ed è la lotta al rischio di impoverimento di una grande parte della società italiana, serve un intervento del governo sulle questioni sociali”.

E sull'Ici, su cui aveva già lavorato il Governo Prodi con un abbattimento del 40% l'opinione è che "non sia sufficiente. Noi riteniamo urgentissimo affrontare il tema di coloro che la casa non possono acquistarla”. Per questo il PD intende rilanciare proposte presentate in campagna elettorale come il doppio intervento fiscale e la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico”.
In tal senso la doppia fiscalizzazione è utile “per aprire il mercato degli affitti” e la vendita dei patrimoni comunali e statali per la “costruzione di case popolari”.

Il PD si impegnerà a portare avanti le sue idee con un'opposizione intelligente ma ferma, che “distingue i provvedimenti che servono al paese ma che contrasterà quelli che non sono a favore del Paese”. E per questoa Milano il Governo ombra ha presentato la proposta di legge per un'impresa più semplice .

Anche sulla sicurezza Veltroni ha ricordato come “gran parte degli articoli sono copiati dal decreto Amato per cui non può non esserci il nostro consenso”. “Dissenso totale invece sul reato di clandestinità inserito proposto dal centro destra.

Visioni contrastanti anche sulle tante questioni in ballo, dalla Rai al nucleare passando per Alitalia. Infatti Veltroni precisa che “dialogare sulle riforme non significa non avere un'opposizione dura in Parlamento, non significa che non ci debba essere un confronto tra maggioranza e opposizione”.

E difatti entra nel vivo del confronto in atto tra maggioranza e opposizione. Rispetto all'acceso dibattito in corso alla Camera proprio sulla Rai e sull'emendamento al decreto “salva- frequenze”, Veltroni si augura “che ci sia una Rai nella quale non ci sia il peso dei partiti che c'è oggi, con un amministratore delegato che abbia i poteri necessari secondo quanto la legge Gentiloni aveva previsto con un arricchimento di responsabilità dell'amministratore delegato”.
Mentre sull'emendamento inserito all'improvviso, Veltroni si chiede “perché ci sia stato bisogno di introdurre surrettiziamente un tema di questo genere quando mi pare sull'argomento occorra aprire un dibattito parlamentare”

Veltroni poi ribadisce che il PD giudicherà dai provvedimenti e non dagli annunci, già a partire
da quello di Scajola di un possibile ritorno in Italia del nucleare.

“Non siamo in campagna elettorale – sottolinea il leader del PD - agli annunci devono corrispondere dei provvedimenti; se ci saranno li giudicheremo nel merito”. E aggiunge: “Non si capisce che tempi ci siano, non si capisce di quale generazione di energia nucleare. E' chiaro che si tratta di un approccio qualitativamente diverso”.

Anche per quanto riguarda Alitalia, Veltroni si chiede a che punto sia la formazione dell'eventuale cordata italiana, sbandierata ai quattro venti durante la recente campagna elettorale dal PDL.
“E' una questione urgente”, ricorda il segretario del PD perché legata al prestigio internazionale del Paese e perché in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro.

“Il tempo scorre – precisa Veltroni - e con esso scorrono le risorse disponibili del prestito ponte, ma non emerge una soluzione alternativa ad Air France che è stata messa alla porta”.
Ma Veltroni spinge anche per la questione legata al Malpensa, che, secondo il leader PD, dovrebbe essere separata da Alitalia.

“C'è bisogno – si augura Veltroni - di altre linee ed altri voli per separare il destino di Malpensa da Alitalia e per il bilanciamento a favore di Malpensa e di questa parte di territorio del Paese”.

Anche la scelta di realizzare l'incontro del governo ombra a Milano non è casuale.
“Abbiamo riunito il governo ombra a Milano – spiega Veltroni - perché vogliamo sottolineare l'importanza della città per il Paese”.

Infatti anche quando si trattò di organizzare l'assemblea costituente la scelta, come ha ricordato lo stesso Veltroni, cadde già allora sul capoluogo lombardo.
“L'attenzione per questa particolare area del Paese, importante dal punto di vista economico, sociale, culturale e politico – ribadisce Veltroni - l'avevamo sottolineata anche in occasione dell'assemblea costituente che avevamo tenuto proprio qui a Milano. I risultati elettorali anche in Lombardia sono stati soddisfacenti e il Partito Democratico moltiplicherà gli sforzi per accrescere il consenso”.

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Silenzio di cicale

. lunedì 26 maggio 2008
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L'associazione tolbà è nata alla fine del '92 con lo scopo di sostenere i migranti presenti nella città di Matera, con azioni di solidarietà e di sensibilizzazione presso la comunità locale. Ha realizzato progetti di cooperazione e di sviluppo all'estero. Finanzia i progetti a favore dei migranti con la pubblicazione di libri illustrati di favole tradotte in molte lingue.

In Italia, organizza corsi di lingua italiana e tiene uno sportello informativo e di consulenza per gli stranieri. Partecipa al Piano nazionale asilo per i rifugiati ed ha realizzato un corso di mediazione culturale nella casa circondariale di Matera per detenuti stranieri e tossico dipendenti. Collabora con legambiente, lav, il teatro dei sassi e l'università della Basilicata.

All'estero, ha ristrutturato, in Albania a Girokastra il reparto pediatrico dell'ospedale ed ha costruito, in collaborazione con la Regione Basilicata, una scuola per rom. Negli anni della guerra ha realizzato a Posusje, in Bosnia, interventi di animazione e di trasporto di pacchi e video messaggi. Nel 1999 ha gestito per tre mesi un centro di accoglienza di kosovari in Albania. Dal 2001 è impegnata in una campagna di prevenzione della talassemia nel sud dell'Albania, progetto Eugenja.

L’associazione tolbà è stata più volte presente a Galliate nell’ambito di attività culturali promosse dall’Amministrazione comunale. Pubblichiamo per questo volentieri il loro intervento sul problema dei rom.

Nell’immaginario collettivo gli zingari “rubano i bambini” ma poi i film di Kusturica hanno fatto rivedere molti pregiudizi ed allora gli zingari, i rom che però non vanno assolutamente confusi con i rumeni, sono diventati molto folcloristici ed evocano danze travolgenti e musica appassionata. Quasi mai quando si parla dei campi di sterminio nazisti si cita l’eccidio dei rom dei quali non si può dare il numero anche perché non c’è mai stata un’anagrafe dei rom; su di loro sono stati fatti i più crudeli esperimenti della follia pseudo scientifica del Reich, ma nessuno ne parla. E anche pochissimi ricordano che i rom sono tra i pochissimi popoli che non hanno mai combattuto nessuna guerra e non hanno mai avuto un esercito. Ora i rom, gli zingari, i gitani, come vogliamo chiamarli, li cacciamo senza pietà e la polizia fa irruzione nei campi in piena notte, senza farsi scrupolo che in quelle baracche ci sono bambini; ancora una volta i bambini dei rom non sono gente, sono solo quelli che chiedono l’elemosina e rubano e che vanno tolti ai loro genitori. Come è disgustoso questo parlare di diritti dei bambini solo quando si parla dei bambini ricchi e opulenti, quelli che sono grandi consumatori…Ma dei traumi, della disperazione, dell’analfabetismo, della continua esclusione sociale dei bambini rom non interessa a nessuno. E’ bellissima l’idea di distruggere le baraccopoli perché sono una vera vergogna: uno Stato che crede di potere espellere chi non ha un visto di ingresso, un pezzo di carta, insomma e pensa di avere il diritto di privare della patria potestà i genitori rom che mendicano, dovrebbe essere in grado di offrire case vere ai rom e non solo. Perché i rom nelle loro baraccopoli in tutto il mondo condividono la più grande disperazione dei più disperati della terra. Noi di tolbà abbiamo sempre fatto azioni concrete nei confronti dei rom: non amiamo straparlare e rilasciare dichiarazioni perché di rom ci occupiamo da tanto. La scuola che abbiamo costruito 10 anni fa in Albania per loro esiste ancora e dà l’opportunità di studiare a tanti rom; abbiamo pubblicato un libro di favole sui rom che ha vinto nel 1998 il premio per la letteratura per l’infanzia di Trento e l’ultimo libro di Nino Ferarra, “silenzio di cicala” ha vinto il premio di Sasso di Castalda. Ma le famiglie rom di cui ci siamo sempre occupati hanno vissuto e vivono i loro percorsi di integrazione con difficoltà perché non piace, a noi gagjè, che ci sia ancora gente libera e capace di sorridere per poco ed essere capace di riconciliarsi continuamente con un mondo che da sempre li odia e li vuole cacciare via. Spesso non lo sappiamo ma vogliamo cacciare cittadini neocomunitari o addirittura italiani. Anche a Lavello. Perché non si fa niente contro chi brucia le case dei rom e le loro roulottes? Perché non si fa niente contro chi istiga all’odio e alla xenofobia? Perché non si fa niente contro chi bolla come clandestini anche quelli che non lo sono? Come sarebbe bello se finalmente si smettesse nel nostro Paese di parlare di rom e di clandestini e si parlasse del vero problema che è quello che non c’è lavoro perché non c’è politica e che né gli immigrati né i rom c’entrano con questo.

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Cesare Damiano a Novara

. mercoledì 21 maggio 2008
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Sabato 24 maggio 2008 a Novara

CESARE DAMIANO

Ore 10 c/o sede PD v. Tornielli 8 Novara
incontro con i giovani del Partito Democratico

Ore 13 c/o Buca di Bacco a Oleggio v. le Mazzini 4 (fronte materna zona stazione)
Pranzo con Amministratori Ovest Ticino (€ 25/30 circa)

Ore 17 l’ex ministro del lavoro presenterà il suo libro “Il lavoro interrotto"
alla Libreria Rizzoli di piazza Cesare Battisti a Novara



Due anni al ministero del lavoro, due anni ricchi di iniziative legislative che hanno profondamente cambiato lo scenario italiano. Dalla più nota riforma del TFR agli interventi per la sicurezza nei cantieri, il segno lasciato da Cesare Damiano nel diritto del lavoro non è certo di piccola portata.
Un lavoro importante, ma, purtroppo, interrotto dalla chiusura anticipata della legislatura. Di questo e di altri percorsi iniziati e non conclusi, l’ex ministro parla nel suo libro Il lavoro interrotto, edito da Rizzoli e uscito in queste settimane; l’incontro sarà introdotto da un breve saluto di Paola Turchelli, coordinatrice provinciale del Partito Democratico.

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Il Nord e il Pd

. lunedì 21 aprile 2008
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NEL Paese che cambia, ci sono riforme che non costano nulla, se non un atto di coraggio. Esempio: andare da un notaio, e firmare l'atto di nascita del Partito Democratico del Nord, federato al partito nazionale, con il sindaco di una grande città come segretario. Una forza politica leale a Veltroni ma autonoma, coerente col Pd nei valori ma indipendente nelle sue priorità e nei suoi programmi, soprattutto insediata nella zona italiana del cambiamento, e capace di una sua specifica rappresentanza: in uomini, interessi, esigenze e problemi. Tutto questo non nella convinzione che il Nord si sia consegnato alla destra per sempre. Anzi. Il voto, rovesciando il cannibalismo con cui Berlusconi si cibò della Lega nei primi anni della sua avventura, vede, al Senato, il Pdl calare di 70mila voti in Piemonte, di 254mila in Veneto, di 236mila in Lombardia, a vantaggio della rimonta bossiana. E il Pd, che cresce di 295mila consensi in Lombardia e di 72mila in Piemonte, è pari ad ognuno dei suoi avversari in tutto il Nordest, ed è addirittura primo in tutti i capoluoghi veneti, Vicenza, Verona e Treviso compresi.

Ma il nuovo partito "metropolitano" non arriva al popolo minuto del capitalismo personale che innerva di innovazione e modernità l'area della Pedemontana, né al reddito fisso nordista colpito dalla crisi nella sua rappresentatività sociale. Non è vero che questo sistema economico e sociale rifiuta la politica, perché nella presenza capillare della Lega unita al populismo berlusconiano ha cercato comunque una ipotesi politica di rappresentazione, di interpretazione e di tutela del suo mondo.

Il problema della sinistra è che è esterna prima ancora che estranea a questa trasformazione molecolare del lavoro e della produzione, perché ferma ad una concezione fordista, "evoluzionista", dove la piccola impresa è solo l'impresa da piccola e non un soggetto della modernità, che opera nei luoghi del cambiamento, produce beni immateriali come informazione, servizi, finanza, conoscenza: leve di nuove figure professionali, nuovi saperi, nuovi diritti, nuove domande.

Da questa metropoli diffusa, come anche da Milano, la sinistra non può rimanere fuori, se vuole essere credibile come soggetto del cambiamento. Non può regalarla alla destra, né può pensare che la destra sia lì per caso. Un'offerta di culture diverse può arricchire la zona più ricca d'Italia, nell'interesse del Paese. Forse il Pd del Nord non servirà per vincere, ma servirà per vivere, o almeno per capire.

(la Repubblica, 18 aprile 2008)

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Pensavo...

. sabato 19 aprile 2008
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Dopo l’esito del voto: il vuoto. Un senso di imbarazzo.
La prima frase che mi si è affacciata alla mente a commento del risultato: “Ha vinto la volgarità e la superficialità”. Per “volgarità” intendo la sguaiatezza e la grossolanità che ben s’accompagnano con il pensiero superficiale fatto di frasi ad effetto. Ha vinto chi si permette di difendere i mafiosi e di essere comunque premiato da chi, perbenista, dice “la mafia è un male italiano”; ha vinto chi picchia i pugni nelle osterie incitando alla secessione con codazzo di rubizzi sostenitori che sì e no conoscono forse solo la storia della ormai, si sperava obsoleta, Lega Lombarda e si ritrovano a mangiare crostini al gorgonzola tanto per scacciare pensieri più seri; ha vinto, non ne sono certa però, chi pur di governare si lascia inghiottire da uno squalo …
Eppure da tutti c’è da imparare.
Berlusconi è sempre lui: ha già annunciato che la legge elettorale sta bene così com’è e che si può aprire ad Air France dal momento che la “cordata italiana” s’è dileguata.
Fini no, non è più lui perché è diventato qualcos’altro e tutti siamo in attesa di scoprire cosa.
La Lega invece è la vera star. E nelle parole di Maroni c’è, secondo me, un’obiettiva grande verità.
Maroni dice che la Lega è un partito territoriale, con radici profonde sul suo territorio, storicamente ad esso collegata. E’ vero. La Lega ha saputo, grossolanamente quanto vuoi, ma ha saputo creare e mantenere un legame con la gente delle nostre regioni che definisce “suo” territorio. Certo io non mi sento di appartenere a loro, tuttavia c’è nella gente il desiderio di sentirsi desiderata, inglobata da qualche parte, parte di qualcosa di importante, di sapere che c’è chi ascolta quelle cose che non a tutti si avrebbe il coraggio di dire e, ancor più di sostenere, di essere dunque ascoltati e acquisire così un’importanza difficile da raggiungere in ambito politico.
Si dice appunto che la politica è distante. Ci sono i giochi politici. Bisogna dedicarsi completamente alla politica. Tutte mezze verità. Per completare l’altra mezza verità ci vuole la presenza partecipe allargata e democratica della gente per la quale la politica deve farsi sostenitrice, e non il contrario.
Veltroni ha svolto un enorme lavoro di qualità e questo era ciò che competeva a lui e del quale si è egregiamente fatto carico. Ma ora al PD serve la spinta popolare, la partecipazione forte. Dobbiamo farci sentire: adesso per stare vicini a Veltroni in questo momento di sconfitta e in seguito per sostenerlo con vere e proprie iniziative di grande visibilità.
Di là c’era la “Casa della libertà”, poi il “Popolo delle libertà”. E’ furbo Berlusconi, ha l’occhio selettivo del pubblicitario che capta la formula vincente: “casa” e “popolo”soprattutto danno tanto l’idea del gruppone dove ci sta dentro tutto e tutti. Non importa se poi decide lui in “libertà”, l’importante è credere d’essere un gruppo tutti appassionatamente insieme. Scendere nelle piazze. Gridare allo scandalo…
In pratica si sono appropriati di strumenti storicamente di sinistra per creare un virtuale insieme democratico.
Ci siamo lasciati sorprendere. Non dovrà più accadere.
Riappropriamoci della nostra identità e, colpo su colpo, proponiamo, denunciamo, sottolineiamo con insistenza tutto ciò che di contraddittorio o iniquo il nuovo governo farà, ascoltiamoci con maggior senso del servizio e minor snobismo. Riportiamo il senso critico nella scuola dove i docenti stanno per essere ridotti a impiegati che scrivono e giustificano l’insegnamento più che insegnare veramente (e su questo argomento bisognerebbe dedicare uno spazio a parte ben più ampio), definiamo il nuovo grande territorio della Democrazia Popolare e con le nostre capacità potremo fare la differenza.
Rafforziamo il PD… o POPOLO DEMOCRATICO?

Anna Bossi ……”bossi”: un nome una garanzia!

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Dopo elezioni

. venerdì 18 aprile 2008
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Sono passate poche ore da che l’esito elettorale ha smorzato l’entusiasmo che aveva sorretto il popolo del centro sinistra fino all’ultimo. L’impossibile miracolo che tanti si auguravano non si è avverato, come peraltro era razionalmente prevedibile, ma sovente il cuore ha impulsi più forti della ragione ed è un bene che sia così. Si dice che il voto deve esprimere ragioni di vantaggio e utilità individuali, ma noi siamo un po’ particolari: molte volte facciamo delle scelte che non sempre sono finalizzate all’opportunità personale, anzi capita spesso che il nostro elettorato voti per lo schieramento che non sempre lo privilegia. E’ così che succede, ma perché non ci piace immaginare di vivere in un paese di diversi, dove c’è chi largheggia e chi, al contrario, ha vita grama. Per questo e altri motivi non stiamo sempre dalla parte di chi vuol vincere ad ogni costo, senza riserve e senza riflessioni; non cavalchiamo il malcontento diffuso, malgrado sia sotto gli occhi di tutti; cerchiamo invece altre strade che ci portino a non trascurare la complessità di problemi acuti e urgenti.
Detto questo ci rendiamo conto che qualche volta non siamo premiati: forse perché i tempi non sono maturi, forse perché compiamo qualche errore o forse, più semplicemente, perché non teniamo conto dell’imprescindibile egoismo umano.
Abbiamo preso la cosiddetta “batosta”, ma credo che il sacrificio d’aver perso le elezioni possa anche regalare al Paese uno scenario nuovo che potrà farci guardare al futuro con maggior speranza. E comunque siano andate le cose rivolgiamo un grande grazie a Veltroni che non solo per due mesi ha surriscaldato gli animi e ci ha portato ad essere una grande forza nel paese, ma ci ha anche indicato lo stile e il garbo con il quale dovremo continuare il delicato lavoro politico.
Su Berlusconi non mi pronuncio, se non per dire che ora dovrà rispondere alle promesse fatte senza mettere in ginocchio l’Italia, ma ad altri voglio dire qualcosa in più.
Mi rivolgo agli speculatori politici che con la loro tignosa politica del “no” hanno contribuito a far cadere il Governo Prodi e a fare perdere credibilità all’intera sinistra. Addio mosche cocchiere, è finita la festa dei privilegi e dei partitismi. E a Bertinotti, in particolare, voglio ricordare che lui, che tanto propugna lo scettro della sinistra vera, quella dei duri e dei puri, nel suo lungo migrare politico non è mai stato capace d’essere semplicemente comunista: ha sempre preferito essere socialista, poi psiuppino, poi ancora rifondarolo fino ad essere niente più, per forza di cose. Ma gli voglio anche ricordare la coerenza del suo “disfare” che non l’ha mai visto, per l’intera vita, chiudere una vertenza sindacale così come l’ho sempre visto scivolare in basso ogni volta che ingaggiava una nuova avventura. Ora ha perso anche quest’ultima battaglia trascinando con sé, nel baratro, altri quattro visionari.
L’elettorato, fra le molte cose che ha voluto esprimere, ha voluto anche dire che non vuole sentir più parlare del comunismo vetero stalinista; la falce e il martello hanno fatto la loro gloriosa storia, oggi ci sono i trattori e le macchine a controllo numerico.
Dobbiamo rimboccarci le maniche e riprendere a fare politica infittendo l’attività e le capacità di persuasione, stando più vicini alla gente, interpretandone i malumori per sapere che risposte dare, che non siano quelle della speculazione ideologica e della paura, ma del vivere civile.
Dovremo lavorare su più fronti coordinati raccogliendo le istanze della gente e facendo sentire la nostra voce in ogni occasione: il bellissimo blog che stiamo utilizzando è un modo veloce e moderno per dare notizie, ma credo che il ripristino della Chiocciol@ sia un’esigenza non più procrastinabile affinché le informazioni possano raggiungere tutte le famiglie di Galliate.
Grazie ancora a tutti per la passione profusa: i militanti, gli elettori, i giovani, i dirigenti ed infine Veltroni.

Libero

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Elezioni politiche 2008 – Il commento del Coordinatore di Galliate del PD

. martedì 15 aprile 2008
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Democrazia significa riconoscimento dei risultati elettorali, così come ci vengono consegnati dalle urne, e dunque accettazione della prossima e non gradevole stagione di governo.



È andata male perché Berlusconi ritorna a governare l’Italia. Il suo terzo ritorno a palazzo Chigi spaventa perché il premier sarà scortato e controllato dall’esercito leghista che farà pesare ogni giorno sul tavolo delle decisioni l’altissimo numero di voti ricevuti in tutto il nord-est.

In queste ore la delusione è forte. Si era perfettamente consapevoli che si trattava di recuperare uno svantaggio considerevole, ma si era parimenti convinti che il pullman di Veltroni, alla fine, avrebbe fatto il miracolo di riunificare il paese sotto le bandiere del Pd. Così non è stato, forse perché i miracoli non appartengono a questa politica e, forse, perché c’era ancora un tratto di strada da fare, che il tempo troppo limitato non ha permesso.


Il Partito Democratico, nato appena sei mesi fa, si è trovato subito di fronte ad una crisi di Governo improvvisa, anche se non imprevedibile, e ad uno scontro elettorale decisamente improbo. In pochi mesi è stata tuttavia messa in campo una proposta radicalmente innovativa attorno alla quale costruire una grande forza riformista, moderna e di progresso, capace di parlare agli italiani il linguaggio di una nuova politica.

È vero, la prima battaglia è stata perduta, anche se in una democrazia dell’alternanza le vittorie e le sconfitte non sono mai definitive. La nascita del PD ha messo in moto, ad ogni livello, energie che parevano sopite, ha creato entusiasmo, voglia di partecipare, ha riavvicinato i giovani alla politica: indicazioni precise che lasciano intendere con chiarezza di essere sulla strada giusta.


Il voto galliatese non si discosta da quello nazionale e non credo quindi di dovere aggiungere ulteriori riflessioni rispetto a quanto più sopra argomentato.

Credo opportuno, invece, ringraziare i numerosi concittadini che con il loro consenso hanno sottolineato la loro adesione alla nostra proposta politica. Un grazie sinc
ero anche a tutti i componenti del Coordinamento del Circolo di Galliate ed a tutti gli amici del PD, che in queste settimane si sono impegnati con passione ed entusiasmo in una campagna elettorale che ha visto il nostro partito attivo e presente con un’intensità non comuni.

Un augurio, infine, a Elisabetta Rampi, riconfermata deputata, ed a Franca Biondelli, eletta senatrice. Saranno le nostre rappresentanti del novarese in Parlamento e sono sicuro che con loro verrà creato un ponte con Roma che agevolerà anche il nostro lavoro.

Marco


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Voto disgiunto. No grazie.

. giovedì 10 aprile 2008
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Per capire il senso del voto dobbiamo anzitutto comprendere bene l’offerta politica di questa tornata elettorale per le Politiche. Viste le caratteristiche oggettive del sistema elettorale, belle o brutte che siano, ci sono solo due voti che oltre a determinare l’elezione di parlamentari servono per scegliere il
Governo perché farebbero scattare i premi di maggioranza: il voto che va a sostegno della candidatura di Veltroni, una proposta nuova ed omogenea intorno a un programma, e quello che ripropone il replay della quinta candidatura di Berlusconi, intorno ai programmi eterogenei di Pdl, Lega e Mpa. È pertanto alquanto ovvio che chi ragiona in termini di “voto per il Governo” (concetto molto più chiaro di quello di “voto utile”) lo voglia dare congiunto, cioè identico, sia alla Camera sia al Senato. Alla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato.

Alla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi:molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato. Se anche si verificasse il non augurabile paradosso di maggioranze opposte tra i due rami del Parlamento, questo non determinerebbe affatto un potere di coalizione post-elettorale dei minori. Si accelererebbe piuttosto il ritorno al voto dopo una necessaria riforma, in cui sarebbe comunque non aggirabile il consenso di Pd e Pdl, perché ognuno in grado di bloccarla,avendogli uni la maggioranza alla Camera e gli altri al Senato.

Le altre opzioni elettorali rispetto a Pd e Pdl sono quindi solo relative alla composizione del Parlamento, non a quella del Governo, ad avere alcuni seggi per testimoniare una identità minoritaria,
dalla Sinistra Arcobaleno, all’Udc, alle forze ancora più piccole. Bertinotti e Casini saranno comunque minoranze parlamentari, non saranno alla base né della maggioranza di Governo né costituiranno la principale forza di opposizione, candidata al ricambio futuro. L’elettore incerto che va in quella direzione rinuncia a esprimere una scelta di Governo e indirettamente favorisce la scelta opposta: chi è incerto tra Pd e Sinistra Arcobaleno e vota quest’ultima, si astiene di fatto dalla scelta di Governo e favorisce l’affermazione di Berlusconi. Può piacere o non piacere, ma non è un’invenzione di un commentatore, è la logica tipica di ogni sistema elettorale che non sia proporzionale puro. Non c’è dubbio, ad esempio, che l’esito delle elezioni spagnole sia stato largamente determinato da elettori incerti tra il Psoe e Izquierda Unida che hanno votato per il primo perché scegliere il secondo avrebbe favorito il “Pp”. Questo ragionamento del “voto di Governo”, cioè del voto “per Veltroni presidente” in alternativa all’unico reale candidato alla stessa carica, Berlusconi, vale per tutte e due le schede e sarebbe per altro scorretto e poco sensato per dirigenti, iscritti ed elettori del Partito Democratico diffondere messaggi schizofrenici diversi da territorio a territorio, come se non fosse un’elezione politica nazionale e non ci fosse comunicazione oltre i confini regionali. Alcune persone che non sono dirigenti, iscritti ed elettori del Pd, e che quindi non hanno il necessario vincolo morale e politico di lealtà reciproca nel voto, ma che si collocano a cavallo tra Pd e Sinistra Arcobaleno, pur non negando
che quella sia la regola, si pongono il problema di cosa fare al Senato nelle poche Regioni in cui la vittoria sarebbe sicura (Emilia-Romagna,Toscana,Umbria).

Premesso che le certezze sino allo spoglio dei voti veri sono sempre soggette a dei margini di rischio, vale la pena segnalare ad essi tre questioni, cioè un giudizio di valore e due di fatto.

Quello di valore è che noi chiediamo a tutti gli elettori un voto per governare con Veltroni, non un voto contro un Governo Berlusconi e chiediamo quindi di approvare la nostra scelta di andare liberi con un programma omogeneo di Governo, non chiediamo agli elettori di ragionare in termini di desistenza, di artifici solo per impedire la vittoria altrui. Scelgano ovviamente gli elettori, ma sarebbe ben strano se proprio noi abbassassimo subito la soglia della richiesta: altrimenti non si capirebbe perché siamo andati liberi, perché abbiamo evitato forme di desistenza con liste civetta o altro.

I giudizi di fatto, spiegabili anche questi agli elettori, sono i seguenti: è vero che se il Pd vince in quelle Regioni con meno del 55% dei voti usufruisce del premio andando al 55% dei seggi e che il Pdl, se qualche forza minore supera l’8%, è costretto a spartirsi con queste ultime la torta del 45% restando danneggiato. Tuttavia è anche vero che se troppi elettori fanno quella scelta potrebbero paradossalmente e insperatamente far arrivare primo il Pdl: siete sicuri di voler correre il rischio di far vincere Berlusconi, anche solo nella vostra regione?

Infine: chi può escludere che lì il Pd possa andare oltre il55%dei voti validi (al netto di quelli gettati per le forze che non raggiungono lo sbarramento) e quindi oltre il 55% dei seggi, senza aver bisogno del premio? In quel caso i seggi in più restano al vincitore. Perché privarsi di tale possibilità eleggendo i candidati che a ridosso di quelli sicuri si sono spesi nella campagna elettorale?

Queste sono le nostre ragioni congiunte per un voto anch’esso congiunto per il Governo Veltroni. Ovunque: Camera e Senato. Le risposte arrivano quando le ragioni sono esposte in modo
convinto e chiaro.

Stefano Ceccanti, L’Unità, 1° aprile 2008

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Il richiamo della foresta

Più dell’amor poté il digiuno, ovvero più del fair play poté la vittoria. E così, dopo un mese di campagna elettorale tutto sommato educata, civile, addirittura noiosa, siamo tornati all’antico. L’insulto, lo scontro ideologico, la rissa. La minaccia di prendere i fucili fatta da Bossi. L’odio per i comunisti (che manco esistono più) rievocato da Berlusconi. Il disprezzo per i magistrati che dovrebbero sottoporsi periodicamente a test di attitudine mentale rilanciato sempre dal Cavaliere. L’occhiolino strizzato ai mafiosi da parte di Marcello Dell’Utri, anche loro votano e fanno votare. E meno male che Veltroni aveva appena scritto una lettera al suo avversario per invitarlo a essere leale con la Repubblica, insomma a garantire un corretto funzionamento delle istituzioni e dei rapporti tra di esse. Un appello caduto nel vuoto, anzi peggio: «Irricevibile», è stata la secca risposta. In un attimo siamo ripiombati nel passato, niente più promesse di riforme istituzionali fatte insieme, dei comunisti non ci si può fidare. Nessuna possibilità di avere un rapporto corretto con la magistratura, i pubblici ministeri sono malati mentali che devono essere curati. E così, quando Berlusconi sarà al governo, se lo sarà, le Procure di tutta Italia sanno che devono stare attente: se ti muovi ti fulmino. (D’altra parte pure i dirigenti del centrosinistra in questi ultimi anni non è che abbiano avuto rapporti idilliaci con la magistratura, dimostrando anche loro una certa insofferenza ogni volta che finivano sotto tiro).

Per non parlare dell’amico e fedele consigliere Dell’Utri che, mentre promette di riscrivere la storia della Resistenza, addirittura arriva a definire il famigerato stalliere mafioso di Arcore un eroe. L’eroe Mangano. Lo dice così, a freddo, senza alcuna ragione plausibile. Lo dice evidentemente perché in Sicilia (e non solo lì) quella parte del Paese denominata mafia ancora conta nonostante le sconfitte subite. Conta, produce consenso ed è capace di riversare quel consenso verso tizio o caio. In questo caso è lampante verso chi.

Non c’è niente da fare, nonostante i vari tentativi che in questi anni sono stati fatti, prima da D’Alema con la sua Bicamerale e poi da Veltroni con la sua proposta di riformare il sistema assieme a Berlusconi, e pure con la sua impostazione di una campagna elettorale per qualcosa e non contro qualcuno, niente da fare. Il Paese normale non c’è, resta un sogno. E non c’è perché il Cavaliere, che pure era sembrato diverso da se stesso, che pure aveva aperto il dialogo con i suoi avversari, che pure aveva promesso una nuova stagione politica fatta di rapporti decenti con la futura, eventuale opposizione, di processi costituenti, addirittura di possibili larghe intese, non resiste al richiamo della foresta. Quando vede la meta a pochi metri non può fare a meno di scatenare i suoi spiriti animali. Il suo obiettivo è vincere a qualsiasi costo, e sa che ritirando fuori il vecchio armamentario sui comunisti, sui giudici, sui mafiosi che in fin dei conti non sono poi così male (non fu il suo ministro Lunardi a dire che bisogna convivere con la mafia?), il suo elettorato si eccita. Si mobilita. Magari perché si spaventa appunto dei «comunisti» che gli aumentano le tasse, dei pubblici ministeri che indagano dove invece bisogna chiudere un occhio o magari tutti e due. E va a votare. Per lui.

Il quale lui, cioè Berlusconi, è anche capace di mettere insieme nella stessa giornata, nello stesso comizio, nella stessa frase, un’abnormità come quella sui magistrati malati di mente con una fesseria come quella sulle donne di destra più belle di quelle di sinistra. I comunisti con la mozzarella, la mafia con le barzellette, l’attacco politico più violento e minaccioso con l’ultima gag da varietà. Questo è l’uomo che tra meno di una settimana potrebbe essere il nuovo capo del governo. E semmai riuscisse a esserlo, governerà così, seguendo il suo istinto primario: dice che Bossi sta male e un’ora dopo smentisce di averlo detto, invita gli imprenditori a evadere le tasse e un’ora dopo nega di aver mai pronunciato quella frase che centinaia di persone hanno sentito. Spiega che Veltroni è una persona seria e affidabile e un attimo dopo rieccotelo un comunista che divora i bambini.

Riccaro Barenghi, la Stampa, 9 aprile 2008

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Un impegno di lealtà

Caro Berlusconi,

mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana.
Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l'onore di governare l'Italia, sulla base proprio del suo programma.

L'impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l'identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant'anni di storia repubblicana hanno permesso all'Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.

Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli.
Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell'opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c'è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

Cordiali saluti,

Walter Veltroni

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Adesso sta a noi

4 luglio 2006, Roma, Hotel Radisson: sembra un secolo fa, ma non sono passati neppure due anni. E’ in quella occasione che, per la prima volta, leader politici e intellettuali hanno accettato l’invito dell’APD (Associazione per il Partito Democratico) di partecipare tutti insieme ad un convegno nazionale sul Partito Democratico, il primo interamente dedicato a questo. Sembrava ancora un’utopia, se non addirittura un’eresia. Eppure, i fatti hanno dato ragione, e alle prossime politiche, sulla scheda elettorale, troveremo il simbolo del Partito Democratico.



E’ stata una sfida lunga e faticosa, con una serie di stop and go che avrebbero scoraggiato chiunque. Ma il progetto per un Paese migliore meritava di essere perseguito.
Quel progetto è il motivo che ci deve spingere ad insistere anche oggi, a pochi giorni dal voto del 13 aprile, votando PD.
E’ vero, non tutto ci piace nel nuovo partito: non ci sono piaciute certe scelte, né ci sono piaciute certe liste. Ma occorre essere realisti: il PD ha solo pochi mesi di vita, e ha dovuto affrontare subito una scadenza elettorale imprevista ed impegnativa. Votare PD significa dargli fiducia, e dargli fiducia significa consolidarlo e metterlo in grado di realizzare quel processo di rinnovamento, pulizia ed efficienza, per il quale è nato.
Si poteva fare di più e meglio? Sicuramente. Ma il PD, altrettanto sicuramente, ha già fatto di più e meglio di tutti gli altri partiti, condizionando questa campagna elettorale sin dall’inizio, con quella scelta di andare da solo che ha stupito tutti e costretto gli avversari alla rincorsa.
E’ vero anche che non si può votare sempre “per il meno peggio”: siamo tutti stanchi di farlo, soprattutto nell’area di centrosinistra. Ma il PD non è “il meno peggio”: da quella domenica di ottobre, con i suoi tre milioni e mezzo di elettori delle primarie, è uscito l’unico soggetto politico che ha i numeri, le capacità e soprattutto un vero progetto per ridare vita ad un Paese al collasso.
Anche non potendo fare miracoli, il PD, se avrà tanti voti, avrà la possibilità di dimostrare quanto e cosa sa fare. E noi finalmente potremmo giudicare sui fatti, e dare il nostro voto su essi. Sarà alle elezioni successive che il PD potrà essere valutato effettivamente sul suo operato.
Ora, però, la palla è in mano nostra, e sta a noi la responsabilità di decidere dove tirarla. Se il PD potrà governare, e così misurarsi davanti ai cittadini, dipenderà dal voto di ciascuno di noi, responsabile - ora molto più che il 14 ottobre - del destino di un progetto politico indubbiamente di valore..

Gregorio Gitti, Paola Caporossi, Isabella Sorgini

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